Filippo esplora Claude Cowork, Codex App e Perplexity Computer: agenti IA autonomi, skill, plugin e i limiti per l’avvocato.

Note dell’episodio

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Ti ricordo che la sinossi è generata dalla IA in particolare usando la trascrizione del podcast con l’app Transcriber dell’amico Alex Raccuglia che trovi le sue tante applicazioni su Ulti.media e NotebookLM.

Comunicazioni di servizio

Filippo apre spiegando lo slittamento di un mese rispetto alla puntata precedente, dovuto a impegni di lavoro, e segnala alcune novità: il cambio di microfono (torna all’Audio-Technica con ingresso XLR tramite una scheda audio Tascam) e la riorganizzazione del suo standing desk, con gobbo e webcam ora su un braccio mobile. Annuncia poi che il 29 maggio sarà relatore a Reggio Emilia a un corso gratuito sull’intelligenza artificiale, organizzato con la collega Pellini e con la partecipazione di LexRoom.

Segnala inoltre di aver riportato online il sito di A2Podcast, il podcast a due voci ora in pausa, realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale anche per integrare il player di Runtime Radio. Lo stesso lavoro gli è servito come prova generale per la nuova versione 2 di Avvocati e Mac, che sposterà il sito da Squarespace a un sito statico entro l’estate, prima del rinnovo contrattuale di fine agosto.

Da Open Claw a Claude Cowork

Filippo introduce il tema centrale della puntata partendo da Open Claw (Open Clue nella trascrizione), il progetto esploso tra fine 2025 e inizio 2026 che ha mostrato per primo cosa un agente IA autonomo, collegato a mail, calendario e altri strumenti personali, può fare al posto dell’utente. Il sistema si appoggiava agli abbonamenti Claude Max, finché Anthropic non ne ha bloccato l’uso con gli abbonamenti consumer per i rischi di sicurezza legati a un agente con accesso troppo ampio.

Da quella spinta è nata la risposta di Anthropic: Claude Cowork, lanciato a gennaio 2026. A differenza di Open Claw, Cowork lavora dentro una sandbox: l’agente riceve accesso solo a una cartella specifica del computer (una macchina virtuale, sul Mac), può leggere e scrivere file al suo interno ma non può uscirne. Per un avvocato che maneggia documenti riservati, questo confinamento è la garanzia principale contro rischi come il prompt injection, che in teoria potrebbe portare un agente senza sandbox a cancellare o esfiltrare dati.

Skill, plugin e MCP

Filippo spiega la logica delle skill: prompt strutturati per flussi di lavoro ripetitivi. Descrive la skill che ha creato per la redazione di atti giudiziari, che lavora per fasi progressive — analisi dei documenti, ricerca normativa e giurisprudenziale, elaborazione della strategia processuale, redazione dell’atto — permettendo di verificare e correggere ogni passaggio invece di affidarsi a un output unico e opaco. Lo stesso approccio, la progressive disclosure (o context engineering), vale per la skill che ha creato per la formattazione corretta dei link a Normativa.

Un livello sopra le skill ci sono i plugin, strutture più complesse che possono includere un MCP (Model Context Protocol). L’esempio ricorrente è l’MCP di BuddaLaw (storpiato in trascrizione come “Boudaloo”), che collega il modello alla banca dati giuridica per estrarre giurisprudenza e normativa pertinenti al caso concreto. Filippo racconta di usare quotidianamente questo tipo di flusso nella propria attività, sempre supervisionando i risultati: per un parere rapido si fida della prima bozza IA, per un parere strutturato e pagato approfondisce sempre le fonti.

Il costo in token

Tutta questa potenza ha un prezzo: la generazione di atti in più fasi, con sempre più documenti e giurisprudenza nel contesto, consuma una quantità enorme di token. Strumenti come Claude Code, Claude Cowork e anche Perplexity possono generare documenti in formato DOCX, ma anche questo richiede skill dedicate che aggiungono ulteriore contesto e consumo.

Le novità di Claude Cowork: dispatch e routine

Dopo il lancio, Cowork ha ricevuto funzioni pensate per un uso più “enterprise” rispetto alle soluzioni artigianali come Open Claw: il dispatch, che permette di continuare una conversazione con l’agente da remoto, ad esempio dal cellulare; le routine, flussi di lavoro attivati a orari o intervalli prestabiliti; e i progetti, spazi dedicati (ad esempio la gestione amministrativa dell’ufficio o una singola pratica, opportunamente anonimizzata) con materiale e configurazioni proprie. Anthropic ha anche reso pubblici alcuni strumenti interni usati dal proprio ufficio legale, a scopo più dimostrativo che sostanziale.

Perplexity Computer e Codex App

Filippo passa in rassegna le soluzioni concorrenti. Perplexity Computer lavora interamente sui server di Perplexity: non accede alle cartelle locali, ma di recente è stata aggiornata anche l’app Perplexity per il computer con accesso diretto ai file, sulle stesse basi. Un punto di forza di Perplexity è la possibilità di usare modelli diversi in parallelo, incluso un meccanismo “a giuria” in cui la risposta finale viene decisa a maggioranza tra tre modelli. Il costo però è alto: 10 dollari per 100 crediti consumati rapidamente, oppure i piani Max da 100-200 euro al mese che includono crediti gratuiti.

Cita anche Codex App di OpenAI, nata dall’acquisizione degli sviluppatori dell’app Comandi Rapidi, capace di un’integrazione profonda con il Mac. Segnala che sia Cowork sia Perplexity App sia Codex App stanno introducendo la capacità di manipolare direttamente l’interfaccia grafica del computer (aprire app, cliccare), una funzione potente ma rischiosa sul piano della riservatezza. Menziona infine l’arrivo di Claude per Word (al momento solo per team ed enterprise), con add-in futuri per Excel e PowerPoint.

Limiti e cautele per l’avvocato

Filippo è netto sul punto centrale: il vero limite di questi strumenti in ambito legale è cosa si è disposti a caricarci sopra. Per ricerca giuridica pura, senza documenti riservati di parte o controparte, non ci sono grossi problemi; quando invece si lavora su documenti reali si aprono questioni deontologiche di segreto e riservatezza che vanno valutate caso per caso. Il suo approccio personale è prudente: usa questi strumenti soprattutto a scopo esplorativo e non ha mai depositato un atto generato dall’IA, al più li ha usati come spunto per scrivere lui stesso.

IA locale: il progetto DeepSeek su Mac

Come alternativa che risolve alla radice il problema della riservatezza, Filippo segnala gli esperimenti di IA locale, in particolare il progetto di Salvatore Sanfilippo (creatore di Redis) sull’inferenza ottimizzata di DeepSeek Flash V4 quantizzato, su Mac “prosumer” con 96-128 GB di RAM. Cita il test dell’amico Roberto Alma su un Mac Studio M3 Ultra da 256 GB (oltre 8.000 euro), con risultati promettenti ma un sistema ancora acerbo. Filippo osserva che un assistente locale, più lento ma capace di lavorare di notte su documenti riservati senza uscire dalla macchina, potrebbe giustificare l’investimento sul lungo periodo — e dice di aspettare l’uscita dei nuovi Mac Studio M5 prima di valutare seriamente questa strada.

Conclusioni

Filippo chiude con un bilancio equilibrato: gli agenti IA sono una frontiera interessante e da approfondire, ma non ancora maturi per l’uso quotidiano in uno studio legale. Consiglia di sperimentare con budget contenuti prima di investire tempo o denaro maggiori, mantenendo sempre consapevolezza dei limiti e dei rischi di questi strumenti.